Le sue dita erano già arrivate alla cintura dei miei pantaloni quando sentii il clic sordo dei suoi tacchi sul pavimento in legno. Francesca non perdeva tempo.«Abbiamo dieci minuti,» sussurrò, mentre scivolava in ginocchio sotto la scrivania, lasciando solo il profumo del suo rossetto caldo sul mio addome scoperto. «Lui è uscito a prendere il telefono in macchina.»Cercai di restare razionale. Era la moglie del mio amico. Il mio migliore amico.Eppure lì, nell’ufficio di casa loro, con la luce soffusa e la pioggia battente contro la finestra, il senso di colpa sembrava lontano. Irreale. Le sue labbra, invece, erano reali. Calde. Decise.Sentii la sua bocca stringermi con lentezza, affamata, mentre le sue mani si ancoravano alle mie cosce come se non volesse lasciarmi andare. Il contrasto tra il freddo della stanza e il calore del suo corpo mi fece chiudere gli occhi. Il respiro si fece più profondo. Il rischio rendeva tutto più vivo.Poi, il suono.Clic.La porta si aprì.Mi irrigidii. Francesca si fermò solo per un istante, poi riprese, più lenta. Più sensuale. Più… intenzionata a farsi sentire.«Tesoro?» la voce di Marco arrivò tranquilla. «Hai visto il mio taccuino nero?»Era lì. A due metri da noi. E sotto quella scrivania, con la sua bocca ancora attorno a me, sapevo che non c’era modo di nasconderci se lui si fosse avvicinato.Il silenzio calò nella stanza, ma non era il silenzio dell’ignoranza. Era quello del dubbio. O forse… della consapevolezza.Poi lo sentii muoversi. Un fruscio. Una sedia che si spostava.Mi aspettavo una reazione. Una sfuriata. Un pugno. Qualcosa.Invece sentii un suono diverso.Click.La penna.Poi la sua voce, calma. Forse troppo calma.«Sai, Fra… se vuoi che impari a soddisfarti meglio… potresti almeno lasciarmi prendere appunti.»Francesca si staccò da me un istante, il sorriso nei suoi occhi era diabolico.«Allora prendili bene… perché sto per mostrarti quello che non ti sei mai accorto che mi piace.»Poi affondò di nuovo. Più profonda. Più lenta. Più teatrale. E io… non riuscivo più a capire chi stesse dominando chi.E soprattutto… chi stava godendo di più.
“Sotto la Scrivania”
